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Piazza finanziaria

Sulla fiscalità dei frontalieri occorre andare fino in fondo

Corriere del Ticino

Opinione

Karin Valenzano Rossi, candidata al Municipio e al CC

 

Ci risiamo. Le autorità fiscali degli stati dell’Unione Europea chiamano e l’Amministrazione federale delle contribuzioni risponde senza battere ciglio. Era già successo il 26 luglio 2019 con la clamorosa decisione del Tribunale federale a favore della trasmissione dei dati relativi a 40000 conti bancari di contribuenti residenti in Francia. Il Tribunale federale aveva accolto il ricorso dell’Amministrazione federale delle contribuzioni contro la decisione del Tribunale amministrativo federale che in prima istanza aveva ritenuto troppo generica la domanda delle autorità francesi. Il ricorso dell’Amministrazione federale delle contribuzioni ha creato le premesse per avviare la più grande operazione di “pesca” di dati nelle acque bancarie elvetiche nel periodo che precede l’introduzione dello scambio automatico d’informazioni. Prima l’Olanda, poi la Francia e ora anche l’Italia non si è lasciata sfuggire la preziosa opportunità facilitata dall’atteggiamento arrendevole dell’Amministrazione federale delle contribuzioni e non solo.

 

Il 4 febbraio 2020 l’Amministrazione federale delle contribuzioni ha infatti deciso di accettare la domanda di assistenza amministrativa presentata dal fisco italiano per ottenere i dati bancari di clienti dell’ormai BSI residenti in Italia, nel periodo compreso fra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016. Una procedura simile è in corso anche nei confronti di clienti di UBS. Tutte queste richieste si riferiscono al periodo che precede l’introduzione dello scambio automatico d’informazioni, ma la data non è a caso. Il 23 febbraio 2015 Svizzera e Italia hanno modificato la Convenzione contro le doppie imposizioni che ha facilitato la regolarizzazione dei patrimoni non dichiarati prima del passaggio allo scambio automatico d’informazione e la possibilità di effettuare richieste di dati raggruppate. Hanno inoltre firmato la famosa Road Map che consisteva in un chiaro impegno politico di prosecuzione del dialogo su aspetti fiscali e finanziari, tra i quali lo snellimento delle procedure per il programma di autodennuncia (Voluntary Disclosure), la definizione del nuovo assetto fiscale dei frontalieri, la salvaguardia dei collaboratori delle banche e la possibilità dell’accesso al mercato italiano. Guarda caso la domanda d’assistenza amministrativa italiana coincide proprio con la data, in cui Italia e Svizzera hanno sottoscritto la road map, a cui la Svizzera ha dato puntualmente seguito mentre l’Italia nicchia. Ci risiamo. Come uno studente modello (anzi, il primo della classe) la Svizzera ha fatto i suoi compiti, mentre l’Italia fa orecchie da mercante.

 

La Road Map è diventata ormai una dead map, poiché il nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri è rimasto lettera morta. L’Italia non ha mostrato alcun interesse a rivedere l’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri che oggi godono di un notevole. vantaggio fiscale. Ha invece approfittato della collaborazione per il successo del suo provvedimento di rimpatrio fiscale straordinario e della possibilità di chiedere enormi quantità di dati bancari in maniera semplificata e raggruppata, tenendo invece ben chiuso il proprio mercato dei servizi finanziari, pena sanzioni penali incisive a carico di banche e dipendenti elvetici.

 

Non c’è più tempo per le esitazioni. Le difficoltà di accesso al mercato italiano indeboliscono la nostra piazza finanziaria e riducono il gettito fiscale del cantone e della città di Lugano. Il vantaggio fiscale dei frontalieri contribuisce al loro aumento nel nostro mercato del lavoro. Dobbiamo avere il coraggio di andare fino in fondo e discutere in modo aperto il piano D, che equivale alla disdetta dell’attuale accordo sulla fiscalità dei frontalieri e all’avvio di nuovi negoziati sull’accordo di doppia imposizione fra Svizzera e Italia. Anche il Consiglio di Stato sembra intenzionato ad andare in questa direzione con lo studio affidato all’Università di Lucerna. L’alternativa è il blocco dei ristorni fiscali all’Italia. Ci siamo già passati nel 2011 senza grandi risultati.  


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Karin Valenzano Rossi - Candidata per il Consiglio nazionale Partito liberale radicale - Sezione di Lugano

Karin Valenzano Rossi
Capogruppo PLR CC Lugano

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