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EUROPA

Alla conquista della fiducia perduta

Progresso sociale

Karin Valenzano Rossi

 

Prendiamo il toro per le corna. Le relazioni fra Berna e Bruxelles sono entrate in una fase decisiva per il futuro della via bilaterale che la Svizzera ha deciso d’intraprendere dopo il no allo Spazio economico europeo del 6 dicembre 1992. Il 17 maggio 2020 saremo chiamati a votare sull’iniziativa per un’immigrazione moderata (iniziativa per la limitazione) che chiede di revocare l’Accordo di libera circolazione delle persone con l’Unione Europea. Questo appuntamento elettorale precederà la votazione sull’accordo quadro istituzionale che il Consiglio federale ha negoziato con Bruxelles, ma che non ha ancora firmato in attesa di chiarimenti sulla protezione dei salari, gli aiuti statali e la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini. 

 

Lo storico no allo Spazio economico europeo ha dato un primo scossone al rapporto di fiducia fra le autorità federali e la popolazione nella politica europea. In seguito le votazioni popolari sulle questioni europee hanno permesso di ricucire lo strappo fra le autorità federali e la popolazione che ha approvato a più riprese la via bilaterale: dalla prima serie di accordi alla cooperazione con gli Stati dell’Europa orientale. Il 9 febbraio 2014 è suonato un altro campanello dall’allarme con l’approvazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa. L’iniziativa vuole una gestione autonoma dell’immigrazione attraverso l’introduzione di limiti massimi e contingenti con l’obbligo di rinegoziare l’Accordo di libera circolazione delle persone con l’Unione Europea.

 

Bruxelles non ha voluto rinegoziare l’Accordo di libera circolazione delle persone in vigore dal 2002 con la Svizzera. Il Parlamento ha ripiegato su una soluzione di compromesso con l’introduzione dell’obbligo di notifica dei posti vacanti agli Uffici regionali di collocamento, la preferenza indigena “light”. Una soluzione insoddisfacente che ha spinto l’UDC a lanciare l’iniziativa per la limitazione che chiede al Consiglio federale di disdire l’Accordo sulla libera circolazione delle persone e ritornare a un sistema di gestione autonomo basato sui contingenti. 

 

La madre di tutte le votazioni

In questa votazione decideremo il futuro della via bilaterale, poiché l’Accordo di libera circolazione delle persone è legato agli altri accordi del primo pacchetto bilaterale attraverso la clausola “ghigliottina”. Se dovesse cadere la libera circolazione delle persone, cadrebbero anche gli accordi sui trasporti aerei, i trasporti terrestri, l’abolizione degli ostacoli tecnici al commercio, gli appalti pubblici, i prodotti agricoli e la ricerca. Cosa dobbiamo fare per evitare la lama della ghigliottina?  C’è molto da fare per ricostituire il capitale di fiducia fra le autorità federali e la popolazione sulla politica europea in particolare in Ticino che da decenni è confrontato a un problema strutturale dovuto al forte divario economico fra la Svizzera, il nostro cantone e l’Italia. 

 

La libera circolazione delle persone da opportunità per l’economia si è trasformata in rischio con un numero crescente di personale frontaliero attivo nel settore dei servizi in posizioni dirigenziali. Non basta affermare che l’immigrazione è una sfida, ma bisogna prendere sul serio le preoccupazioni e le paure della popolazione. Dobbiamo certamente continuare a puntare sulla formazione, la conoscenza delle lingue, in particolare del tedesco, e sulla capacità di apprendimento durante l’intero corso della vita. Dobbiamo stimolare i nostri giovani a uscire dal nostro cantone per confrontarsi con altre realtà. Allarghiamo i nostri orizzonti e acquisiamo un capitale di conoscenze che possiamo mettere a disposizione del nostro cantone.


Misure concrete per i lavoratori anziani

Le misure supplementari deciso dal Consiglio federale il 19 maggio 2019 sono un passo nella giusta direzione, in particolare le misure di sostegno, formazione e consulenza per i disoccupati difficilmente collocabili con particolare attenzione ai disoccupati anziani, ma non bastano. La proposta di una rendita ponte per i disoccupati anziani, che hanno esaurito il diritto all’indennità di disoccupazione dopo i 60 anni, garantisce un’esistenza dignitosa prima del pensionamento a queste persone. C’è tuttavia il rischio che alcune aziende approfittino di questo paracadute per rinunciare all’occupazione di lavoratori esperti. 

Dobbiamo impegnarci a sostenere l’occupazione dei lavoratori oltre cinquant’anni che hanno competenze da trasmettere ai giovani lavoratori. La riduzione dei contributi per la cassa pensione di questa fascia di lavoratori è una misura concreta che merita di essere approfondita nel quadro della riforma della previdenza professionale. 

 

Sì a rapporti alla pari con Bruxelles

Dico sì alla libera circolazione delle persone, ma a condizione di rendere più incisive le misure di protezione dei salari e dei lavoratori ultracinquantenni. Dico sì alla libera circolazione, ma a condizione di ridurre la pressione sul mercato del lavoro attraverso la conclusione del nuovo accordo sull’imposizione dei frontalieri. Dico sì alla via bilaterale, ma a condizione di garantire rapporti equi ed equilibrati fra Berna e Bruxelles. L’arma del ricatto è il peggior sistema per costruire il consenso interno sull’accordo quadro istituzionale. Se vogliamo salvare la via bilaterale, dobbiamo riconquistare la fiducia della popolazione attraverso un dialogo onesto. 

 

Dobbiamo prendere il toro per le corna per evitare la lama della ghigliottina. Dobbiamo prendere il toro per le corna per evitare di lasciare in balia il paese alle forze politiche che vogliono a tutti costi dividere il paese in difensori e traditori della patria. In questo modo l’UDC mette in pericolo la nostra coesione interna e la nostra capacità di trovare soluzioni condivise nella considerazione e nel rispetto reciproci, come recita il preambolo della nostra Costituzione federale.

 

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Karin Valenzano Rossi - Candidata per il Consiglio nazionale

Karin Valenzano Rossi
Capogruppo PLR CC Lugano

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